SEI UN ITALIANO CHE VIVI ALL’ESTERO? RACCONTACI LA TUA ESPERIENZA. Un consumatore con il nickname “Su Pippu” ci scrive su Facebook: “Che tristezza, io vivo in Inghilterra e qui l’unica cosa che c’è scritta sui prodotti di presunta origine italiana è “Prodotto in Italia”. Propongo il gruppo “Io VORREI leggere l’etichetta (ma non posso)” per tutti gli espatriati come me. “ Ha perfettamente ragione Su Pippu, la normativa europea non obbliga a scrivere l’indirizzo dello stabilimento di produzione e questo significa che gli stessi produttori italiani che esportano all’estero non indicano in quale stabilimento producono perché non sono obbligati a farlo. E lo stesso possiamo riscontrare sui prodotti che acquistiamo in Italia provenienti dall’estero: pensate ai prodotti in Germania venduti alla Lidl. Provate a cercare
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IL FATTO – In India la Food and Drug Administration di Maharashtra ha ritirato la licenza alla multinazionale Johnson & Johnson per la produzione all’interno dello stabilimento di Mulund dei prodotti cosmetici. La decisione è stata presa dall’autorità indiana dopo la scoperta risalente al 2007 di 15 lotti (160.000 prodotti per la vendita al dettaglio) di talco per bambini trattati con ossido di etilene. “L’ossido di etilene può essere utilizzato per la sterilizzazione, ma la società non si è preoccupata di effettuare i test dopo il processo di sterilizzazione per verificare la quantità residua nel prodotto”, ha detto il commissario della FDA KB Shende. L’ossido di etilene ad alte dosi favorisce l’insorgenza del cancro ed è fortemente irritante. L’ordine entrerà in vigore a partire dal

Con la bella stagione, si sa, aumenta tra grandi e piccini il consumo dei succhi di frutta. Una bevanda fresca, dal sapore salutare e genuino, sicuramente preferibile per esempio ad altri tipi di prodotti con aggiunta di gas o peggio ancora alcoolici. Sappiamo che per indicare una bevanda come “succo di frutta” occorre che questa contenga frutta nella misura del 100%. Non un centilitro in meno. Insieme al 100% di frutta è stabilita la misura di 100 gr per ogni litro di succo per quanto riguarda lo zucchero, che soltanto in tre casi è previsto possa arrivare a 200 gr per litro: per lampone, limone e ribes, a causa del loro sapore molto aspro. Le bevande che contengono percentuali minori di frutta prenderanno altri nomi:

RYANAIR MULTATA DALL’ANTITRUST: TARIFFE E TASSA SOVRAPREZZO APPLICATO SULLA TRANSAZIONE CON CARTA DI CREDITO NON TRASPARENTI. IL CLIENTE SI ACCORGE DI QUESTI COSTI SOLO ALLA FINE DEL PERCORSO DI ACQUISTO DEL BIGLIETTO LOW COST. Non parliamo di un alimento ma di un costo su un servizio che fino ad oggi (si spera) abbiamo pagato ingiustamente perché non espressamente dichiarato nell “etichetta” dell’offerta. Si tratta di quel costo aggiuntivo sulla transazione della carta di credito che compare solo alla fine del percorso di acquisto del sito Ryanair che ha suscitato l’indignazione di molti acquirenti. La “tassa sulla carta di credito” sull’acquisto del biglietto è stata oggetto di una multa di 400.000 € da parte dell’Antitrust. A dimostrazione del fatto che le informazioni riportate sulla scheda di un prodotto

E’ IMPORTANTE LEGGERE SEMPRE L’ETICHETTE DEI PRODOTTI CHE ACQUISTIAMO SEGNALANDO ALLE AUTORITA’ COMPETENTI QUANDO QUALCOSA NON VA. NE‘ E’ DIMOSTRAZIONE UNO DEGLI ULTIMI FATTI DI CRONACA AVVENUTI A BOLOGNA. Una signora aveva acquistato un sacchetto di arachidi insieme ad altri generi alimentari, a Bologna in via del Lavoro in un negozio denominato “Bologna Market” gestito da cittadini cinesi. All’assaggio degli arachidi ha notato che qualcosa non andava nel sapore, e infatti controllando la data di scadenza sull’etichetta era riportata la data del 28 marzo. Da ciò è partita una segnalazione ai carabinieri che hanno effettuato un controllo in negozio. Alla luce delle precarie condizioni generali delle derrate presenti e degli ambienti, sono stati chiamati i carabinieri del NAS, Nucleo Antisofisticazione e Sanità di Bologna. Risultato
