{"id":3059,"date":"2015-02-13T15:06:34","date_gmt":"2015-02-13T13:06:34","guid":{"rendered":"http:\/\/ioleggoletichetta.it\/?p=3059"},"modified":"2015-02-13T16:51:55","modified_gmt":"2015-02-13T14:51:55","slug":"volevano-il-made-in-italy-su-prodotti-fatti-in-romania-la-cassazione-dice-no-876342","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ioleggoletichetta.it\/index.php\/2015\/02\/volevano-il-made-in-italy-su-prodotti-fatti-in-romania-la-cassazione-dice-no-876342\/","title":{"rendered":"Volevano il Made in Italy su prodotti fatti in Romania. La Cassazione dice no."},"content":{"rendered":"<div class=\"c1326b8f1da789719dccc4c68c63fa13\" data-index=\"1\" style=\"float: left; margin: 10px 10px 10px 0;\">\n<script type='text\/javascript'>\r\n<!--\/\/<![CDATA[\r\n   document.MAX_ct0 ='';\r\n   var m3_u = (location.protocol=='https:'?'https:\/\/cas.criteo.com\/delivery\/ajs.php?':'http:\/\/cas.criteo.com\/delivery\/ajs.php?');\r\n   var m3_r = Math.floor(Math.random()*99999999999);\r\n   document.write (\"<scr\"+\"ipt type='text\/javascript' src='\"+m3_u);\r\n   document.write (\"zoneid=123513\");document.write(\"&nodis=1\");\r\n   document.write ('&cb=' + m3_r);\r\n   if (document.MAX_used != ',') document.write (\"&exclude=\" + document.MAX_used);\r\n   document.write (document.charset ? '&charset='+document.charset : (document.characterSet ? 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Lo ha ribadito la Cassazione nella sentenza 3789\/15.<\/strong><\/p>\n<p><strong><span class=\"nero\">IL CASO\u00a0&#8211;\u00a0<\/span><\/strong>Il Tribunale di Udine aveva assolto per insussistenza del fatto i due imputati in ordine al reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci, perch\u00e9 in qualit\u00e0 di <strong>legali rappresentanti di una ditta<\/strong> <strong>avevano <\/strong><span class=\"nero\"><strong>importato dalla Romania<\/strong>, ai fini di commercializzazione, 106 paia di scarpe, che, <strong>pur non essendo originarie dall\u2019Italia, recavano la stampigliatura Made in Italy<\/strong><\/span>. Il Tribunale sosteneva che la mera delocalizzazione di alcune fasi della lavorazione non valeva ad alterare l\u2019origine nazionale del prodotto.<\/p>\n<p>La Cassazione annullava la sentenza e rinviava la causa alla Corte d\u2019appello, la quale riconosceva la responsabilit\u00e0 penale degli imputati e li condannava alla pena di euro 4.000,00 di multa ciascuno. Contro la decisione entrambi gli imputati hanno proposto ricorso per cassazione. Il Collegio ha ritenuto tale motivo infondato. Infatti, ritiene che con logico e corretto ragionamento la sentenza impugnata abbia considerato la fase della lavorazione compiuta all\u2019estero (ossia la cucitura della suola alla tomaia) un segmento del ciclo produttivo di non trascurabile rilievo. Tale cucitura costituisce quella fase della lavorazione specificamente destinata ad assicurare la robustezza della scarpa e a preservarne la durata, incidendo cos\u00ec su qualit\u00e0 ritenute essenziali in relazione al tipo di prodotto in esame.<\/p>\n<p>I ricorrenti in Cassazione lamentavano il fatto che questa fase di cucitura consisterebbe in \u00abuna banalissima e insignificante percentuale del processo di realizzazione dei prodotti tale da non inficiare in alcun modo la relativa qualit\u00e0 e da escludere il ricorso di alcuna induzione in inganno del pubblico dei consumatori\u00bb. La Cassazione rispetto a questa teoria \u00e8 stata di diverso avviso, ribadendo il contenuto delle sentenza n. 14958 del 2011 che gi\u00e0 aveva annullato la sentenza del tribunale di Udine favorevole ai due imprenditori. A cui era poi seguita la sentenza di condanna della corte d\u2019appello di Trieste che la Cassazione ha confermato.<\/p>\n<p>I giudici supremi hanno utilizzato come normativa di riferimento l\u2019articolo 4 comma 49 della legge 352\/2003, in relazione all\u2019articolo 517 del Codice penale (vendita di prodotti industriali con segni mendaci) il quale punisce l\u2019applicazione della stampigliatura \u00abmade in Italy su prodotti e merci non originari dell\u2019Italia, ai sensi della normativa europea sull\u2019origine contenuta nel regolamento Cee 2913 del 12 ottobre 1992, istitutivo del codice doganale comunitario secondo cui \u00abil Paese di origine di un prodotto \u00e8 quello nel quale \u00e8 avvenuta l\u2019ultima trasformazione o lavorazione sostanziale economicamente giustificata ed effettuata da un\u2019impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p><div class=\"c1326b8f1da789719dccc4c68c63fa13\" data-index=\"1\" style=\"float: left; margin: 10px 10px 10px 0;\">\n<script type='text\/javascript'>\r\n<!--\/\/<![CDATA[\r\n   document.MAX_ct0 ='';\r\n   var m3_u = (location.protocol=='https:'?'https:\/\/cas.criteo.com\/delivery\/ajs.php?':'http:\/\/cas.criteo.com\/delivery\/ajs.php?');\r\n   var m3_r = Math.floor(Math.random()*99999999999);\r\n   document.write (\"<scr\"+\"ipt type='text\/javascript' src='\"+m3_u);\r\n   document.write (\"zoneid=123513\");document.write(\"&nodis=1\");\r\n   document.write ('&cb=' + m3_r);\r\n   if (document.MAX_used != ',') document.write (\"&exclude=\" + document.MAX_used);\r\n   document.write (document.charset ? 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La Corte territoriale ha correttamente sottolineato, altres\u00ec, come il legislatore di recente abbia reso ancora pi\u00f9 rigorosa la tutela apprestata ai consumatori, imponendo, con l\u2019art. 16 del d.l. n. 135\/2009 convertito nella l. n. 166\/2009, il vigore di criteri ancora pi\u00f9 stringenti di quelli previsti dal Codice Doganale Comunitario, <strong>stabilendo che \u00abdiciture quali made in Italy, 100% Italia e simili possono essere apposte su un prodotto esclusivamente qualora lo stesso sia stato interamente realizzato sul territorio italiano\u00bb.<\/strong> Alla luce di tali argomentazioni, la Cassazione ha rigettato il ricorso e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.<\/p>\n<p><strong>E&#8217; una sentenza importante quella della\u00a0Cassazione \u00a0che ha posto l&#8217;accento sull&#8217;importanza di proteggere il consumatore dall&#8217;utilizzo ingannevole di diciture come\u00a0MADE IN ITALY. Usare il marchio MADE IN ITALY quando un prodotto \u00e8 fatto anche parzialmente all&#8217;estero significa prendere in giro milioni di italiani che stanno soffrendo per la mancanza di lavoro e raggirarli per vendere loro un prodotto che di fatto di lavorazione fatta in Italia ha ben poco.<\/strong><\/p>\n<p><strong>COME PUO&#8217; IL CONSUMATORE ESSERE SICURO CHE UN PRODOTTO SIA VERO MADE IN ITALY? &#8211; PRETENDENDO LO STABILIMENTO DI PRODUZIONE IN ETICHETTA<\/strong><\/p>\n<p>Sull&#8217;etichetta dovrebbe\u00a0essere obbligatorio indicare lo stabilimento di produzione anche su tutti i prodotti alimentari e non proprio perch\u00e9 il consumatore deve sapere dove e chi fa un prodotto e non solo chi lo rappresenta legalmente. Se si dichiara che un prodotto \u00e8 MADE IN ITALY in qualsiasi momento si deve poter\u00a0verificare\u00a0che il ciclo di produzione e lavorazione della materia prima avvenga in Italia.<\/p>\n<p>Intanto in tema alimentare <a href=\"http:\/\/ioleggoletichetta.it\/index.php\/2015\/02\/si-allobbligo-dellindicazione-dello-stabilimento-in-etichetta-ora-912837\/\" target=\"_blank\">ci sono segnali incoraggianti <\/a>perch\u00e9 venga reintrodotto\u00a0l&#8217;obbligo di indicare lo stabilimento di produzione in Italia, per far conoscere DOVE e CHI fa un prodotto. Possiamo infatti grazie all&#8217;ART. 39.1 del Reg.Europeo 1169\/2011 introdurre come lo era prima del 13 dicembre 2014 con il D.Lgs 109\/92 l&#8217;obbligo di indicare lo stabilimento produttivo e procedere poi pi\u00f9 forti per andare in Europa e modificare il regolamento Europeo introducendo l&#8217;obbligo di indicare lo stabilimento di produzione anche in tutta Europa. Solo cos\u00ec si difende veramente il MADE IN ITALY e la TRASPARENZA per il consumatore.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/ioleggoletichetta.it\/index.php\/2013\/06\/petizione-per-tutelare-i-consumatori-e-la-trasparenza-nessuno-tocchi-lindicazione-dello-stabilimento-di-produzione-sulletichetta\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3060\" src=\"http:\/\/ioleggoletichetta.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/madeinitaly.jpg\" alt=\"Made in Italy\" width=\"800\" height=\"341\" srcset=\"https:\/\/ioleggoletichetta.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/madeinitaly.jpg 800w, https:\/\/ioleggoletichetta.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/madeinitaly-300x128.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n\n<div style=\"font-size: 0px; height: 0px; line-height: 0px; margin: 0; padding: 0; clear: both;\"><\/div><!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la Corte di Cassazione \u2013 sentenza n. 3789 depositata (Cfr. 2.02.2015) \u2013 una scarpa non pu\u00f2 riportare la dicitura \u00abmade in Italy\u00bb se la cucitura della stessa si svolge all\u2019estero, nel caso di specie in Romania. 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