FIRMA la Petizione per tutelare i consumatori e la trasparenza: “Nessuno tocchi l’indicazione dello stabilimento di produzione sull’etichetta”

NESSUNO TOCCHI L'INDICAZIONE DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE SULL'ETICHETTA - FIRMA LA PETIZIONE

FIRMA PER SAPERE CHI FA E DOVE VENGONO FATTI I PRODOTTI CHE CONSUMI!

Fino al 13 dicembre 2014 in Italia grazie al D.lgs.109/1992 l’indicazione sull’etichetta dell’indirizzo della sede dello stabilimento di produzione è stata obbligatoria. Dal 13 Dicembre 2014 però a causa del regolamento europeo 1169/2011 l’indicazione rischia di scomparire non essendo considerata più obbligatoria. In Europe e sulle etichette dei prodotti venduti in Italia e provenienti dal resto d’Europa avviene già e chiediamo che questo vuoto normativo venga sanato, estendendo tale obbligo anche in Europa, e continuando a prevederlo anche in Italia.
Il primo tassello a favore della tracciabilità è conoscere lo stabilimento di produzione dove vengono fabbricati i prodotti ed elaborate le materie prime. Il regolamento europeo entrato in vigore il 13 Dicembre 2014 ad eccezione di carni e latticini su cui è previsto il codice sanitario (che è comunque un numero che identifica lo stabilimento di produzione e non un testo immediatamente leggibile dal consumatore) stabilisce che basta in etichetta solo l’indicazione del marchio che identifica il responsabile legale di ciò che si vende. Troppo poco. Le due informazioni stabilimento di produzione e responsabile legale sono due informazioni entrambe necessarie e complementari, ma non sono equivalenti. Qual è la motivazione che ha portato il legislatore europeo a non ritenere fondamentale far conoscere al consumatore la fabbrica in cui è elaborato un prodotto finito?

Pensate che conoscere dall’etichetta il responsabile legale e il solo Paese in cui è fabbricato un prodotto è un’informazione sufficientemente trasparente per il consumatore per consentirgli di conoscere chi ha realmente fabbricato un prodotto? La risposta per noi è no. L’informazione obbligatoria testuale e non solo numerica come su carni e latticini che identifica lo stabilimento di produzione è fondamentale per tutelare il MADE IN ITALY che troppo spesso è vittima di truffe internazionali. Pensate che il danno arrecato a tutti noi e all'economia italiana dai falsi prodotti italiani nel mondo ammonta a 60 miliardi di euro l'anno. Una cifra enorme che potrebbe essere recuperata se fosse scritto sull'etichetta OBBLIGATORIAMENTE l'indirizzo della fabbrica che produce.

Eppure la necessità di avere sull’etichetta l’indicazione testuale PAESE, VIA E NUMERO CIVICO dello stabilimento di produzione non è solo un’esigenza percepita in Italia. Un consumatore inglese già qualche anno fa su un suo blog (1) scriveva “It’s a mystery to me why these licence numbers aren’t made more accessible to the public. Don’t we have a right to know who produced our food? “ “E’ un mistero per me capire perché questi numeri (del codice sanitario) non siano più accessibili al pubblico. Non abbiamo forse il diritto di conoscere chi produce il nostro cibo? ”
Allora perché togliere anche in Italia ciò che invece era un’informazione utile e non impegnarsi invece affinché venga estata anche in Europa?

Riteniamo che sia la trasparenza la leva su cui devono puntare le aziende e le istituzioni, perché chi arriverà a sposare questa visione del commercio e del rapporto con i consumatori sarà anche chi genererà profitti e rilancerà l’economia. La comunità di oltre 100.000 consumatori che seguono Ioleggoletichetta è nata grazie all’indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta che consente di conoscere il nome della ditta che produce un determinato prodotto. Tale partecipazione riteniamo sia un motivo più che valido per impegnarsi affinché venga data la giusta importanza a questa informazione necessaria per i consumatori, rendendola pertanto obbligatoria.

- Chiediamo al Governo Italiano di impegnarsi affinché l’obbligo di indicare in maniera testuale l’indicazione dello stabilimento di produzione rimanga.

- Chiediamo al Parlamento Europeo che l’obbligo nell’indicare lo stabilimento di produzione in etichetta venga esteso e integrato nel Reg. 1169/2011. Chiediamo che il bollo sanitario come identificativo numerico sia esteso non solo su carni e latticini ma anche su tutte le altre categorie di prodotto insieme all’informazione testuale caratterizzata da PAESE, CITTA’, VIA E NUMERO CIVICO che identifica lo stabilimento di produzione.

Io leggo l'etichetta ha lanciato questa raccolta firme per impedire che scompaia dalle etichette dei prodotti italiani l'indicazione dello stabilimento di produzione. E' necessario spronare il legislatore italiano affinché chieda a Bruxelles di mantenere questa informazione che tutela prima di tutto il consumatore. Abbiamo inoltre l'obiettivo ulteriore di estendere questa informazione a tutto il mercato Europeo sia sui prodotti alimentari che non alimentari perché ormai il mercato italiano è pieno di prodotti fabbricati all'estero dove troverete un generico e dispersivo FABBRICATO IN GERMANIA, FRANCIA, SPAGNA ecc...ma della via dello stabilimento in cui un prodotto è fabbricato non troverete traccia. Il marchio da solo non identifica lo stabilimento di produzione, che i consumatori invece vogliono giustamente conoscere. Per conoscere lo stabilimento di produzione è necessario mantenere in Italia l'obbligo legislativo di riportare la via che identifica lo stabilimento. Solo la via dello stabilimento può infatti identificare in maniera univoca il produttore indipendentemente dal marchio con cui è venduto un prodotto.

FIRMA PER CHIEDERE CHE IN ITALIA L'INDICAZIONE DELLA VIA DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE IN ETICHETTA VENGA MANTENUTA E CHE VENGA ESTESO L'OBBLIGO IN EUROPA AFFINCHE' ANCHE SUI PRODOTTI CHE ARRIVANO IN ITALIA DALL'ESTERO SI POSSA CAPIRE CHIARAMENTE CHI E' IL PRODUTTORE. Per ulteriori informazioni leggi l'articolo di approfondimento

CHI HA FIRMATO
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Informativa ex art. 13 D.Lgs 196/2003 e richiesta di consenso al trattamento dei dati
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I dati richiesti sono indispensabili per il suddetto fine e l’eventuale rifiuto di fornire tali dati comporta l’impossibilità di partecipare alla suddetta attività.

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I tuoi dati (nome, cognome, indirizzo email) saranno trattati per le finalità della petizione in corso e potranno essere comunicati a forze politiche e istituzioni, per gli scopi della petizione stessa.

Il responsabile dei dati è Io leggo l'etichetta nella persona fisica di Raffaele Brogna, presso il quale possono essere esercitati i diritti previsti dall’ art 7 del D. Lgs 196/2003 ed è disponibile l’elenco aggiornato dei responsabili dei singoli trattamenti. In ogni caso, sarà possibile in qualunque momento e del tutto gratuitamente chiedere l’aggiornamento, la correzione, l’integrazione dei dati e sarà possibile opporsi al loro utilizzo per le suddette finalità scrivendo all’indirizzo sopra indicato.

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etichetta_confronto_prima e dopo_regolamento_europeo

AGGIORNAMENTO 12 Febbraio: Finalmente possiamo dire che sulla petizione attraverso cui stiamo chiedendo di ripristinare in Italia l’obbligo di indicazione in etichetta dello stabilimento produttivo e della necessità di estendere tale obbligo anche in Europa è arrivata anche la posizione favorevole del Ministero dello Sviluppo Economico. Un segnale positivo e incoraggiante. Ora attendiamo i fatti. Posizione dubbia quella di Federalimentare che dice SI ma… LEGGI QUI: http://ioleggoletichetta.it/index.php/2015/02/si-allobbligo-dellindicazione-dello-stabilimento-in-etichetta-ora-912837/

AGGIORNAMENTO 21 Dicembre : Il Ministro dell’Agricoltura Martina il 21 Dicembre ci ha mandato un Tweet in cui dichiara di aver chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministro Guidi  di ripristinare l’obbligo d’indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta con modifica decreto da notificare in Ue. Seguiranno sviluppi. La decisione è tutt’altro che scontata, visto che la decisione è in capo al Ministero dello Sviluppo Economico. Attendiamo risposta del Ministro Guidi.

Il Deputato PD Anzaldi il 22 Dicembre ci comunica che “L’Aula della Camera ha approvato con il parere favorevole del governo un ordine del giorno che ho presentato, nell’ambito delle votazioni per la legge di Stabilità, per chiedere di rivedere la norma sulle etichette. “

A TUTELA DEI CONSUMATORI E DEI PRODOTTI ITALIANI. LA TUA FIRMA E’ IMPORTANTE! IL FORM PER LA FIRMA SI TROVA A META’ ARTICOLO

AGGIORNAMENTO NOVEMBRE 2014: Manca poco meno di un mese all’entrata in vigore del Regolamento UE che elimina l’indicazione dello stabilimento di produzione dalle etichette e che quindi non ci consentirà più di capire chi è il produttore. La petizione è arrivata a 15.000 firme di tanti consumatori che chiedono che questa informazione rimanga. Ricordiamo che Ioleggoletichetta è nata grazie a questa informazione che ci consente di capire chi produce un prodotto! Abbiamo inviato il seguente testo ai marchi della Grande Distribuzione Italiana (Coop, Conad, Selex, Esselunga, Eurospin, Lidl, Sigma, Pam Panorama, Auchan, Carrefour, Crai, Despar, Sisa, Simply, ecc…), per chiedere loro il sostegno alla petizione e l’impegno a continuare a scrivere sull’etichetta lo stabilimento di produzione e possibilmente anche il nome dei produttori dei loro prodotti Private Label, indipendentemente dall’entrata in vigore del Reg. 1169/2011 che elimina  tale obbligo.Continuate a firmare.

Conad è stata la prima azienda della Grande Distribuzione Italiana a sostenere la petizione con la firma dell’Amministratore delegato Francesco Pugliese: si tratta di un importante segnale di impegno verso i consumatori in termini di trasparenza.
Anche Selex, importante realtà nazionale, Gruppo Distributivo multinsegna proprietario dei Centri Commerciali Famila, A&O, Doc, Alì, C+C che vende prodotti a marchio Selex e Vale con la firma del Direttore Maniele Tasca appoggia la petizione.

A seguire è arrivata anche la firma e il sostegno di Coop Italia con la firma del Direttore Generale  Maura Latini.

Strenuo difensore della trasparenza e della difesa dell’italianità dei prodotti è anche l’Amministratore Delegato di Asdomar Generale Conserve Vito Gulli che ha firmato come primo produttore italiano la petizione.

Man mano aggiorneremo l’elenco dei marchi che sostengono la petizione ed eventuali loro contributi e risposte. Se anche aziende produttrici, che per ovvie ragioni non riusciamo a contattare tutte una per una, volessero sostenere la petizione possono scaricare il file doc e compilarlo rimandandolo possibilmente in pdf firmato e timbrato all’indirizzo [email protected] . I cittadini consumatori possono continuare a firmare con le consuete modalità, online alla seguente pagina.  Entro lunedì 24 Novembre spediremo all’attenzione del Governo Italiano, del Ministero delle Politiche Agricole e al Parlamento Europeo il seguente testo, continuando comunque a raccogliere firme e adesioni.

SCARICA E FIRMA

FILE DOC SE SEI UN’AZIENDA DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE

FILE DOC SE SEI UN’AZIENDA PRODUTTRICE

I consumatori possono completare il form che trovano più in fondo.

TESTO DELLA PETIZIONE: http://ioleggoletichetta.it/index.php/2014/11/nessuno-tocchi-lindicazione-dello-stabilimento-di-produzione-sulletichetta/

AGGIORNAMENTO Ottobre 2013: Un servizio delle Iene di Nadia Toffa si è occupato dell’infame crimine perpetrato da anni dalla camorra che riguarda lo sversamento e la messa a fuoco di rifiuti pericolosi nella terra cosiddetta dei fuochi, una vasta area situata nell’Italia meridionale, tra la provincia di Napoli e della provincia di Caserta, e dell’impatto sulla salute dei cittadini che abitano in quelle zone dove l’incidenza dei tumori è spaventosa. Ulteriore aggravante di quella situazione è che intorno a quelle zone vi sono terreni che dovrebbero essere interdetti alla coltivazione eppure vengono non solo coltivati ma i prodotti pare vengano venduti all’ingrosso ad aziende che poi li vendono a tutti noi consumatori. (LEGGI QUI) Bisogna che i consumatori possano essere tranquilli nel consumare i prodotti provenienti da quelle terre. Fino ad oggi invece pare che la soluzione per fare stare i consumatori tranquilli sia stato l’opposto: conviene far dimenticare, non fare sapere da dove provengono certi prodotti. Come se l’ignoranza fosse la chiave di profitto maggiore. Non è così. E’ la trasparenza invece la leva su cui devono puntare le aziende e le istituzioni perché chi arriverà a sposare questa visione del commercio e del rapporto con i consumatori sarà anche chi genererà profitti e rilancerà l’economia.

Bisogna migliorare le leggi esistenti obbligando i produttori a tracciare le materie prime e renderle pubbliche ai consumatori sia sull’etichetta dei prodotti sia su schede tecniche di approfondimento raggiungibili sui siti internet delle singole società corredate da analisi chimico fisiche anch’esse pubbliche. Bisogna cioè puntare al valore della trasparenza in cui l’azienda al silenzio o se preferite al segreto preferisce informare e far conoscere ai consumatori con cosa sono fatti i loro prodotti.

La differenza sostanziale sarebbe quindi che il consumatore saprebbe da dove proviene la materia prima utilizzata, e dall’altra parte si avrebbe un’azienda che ci mette la faccia dichiarando da dove provengono le materie prime e assumendosi la responsabilità delle dichiarazioni pubbliche sulle analisi chimico fisiche del prodotto. Ad oggi conoscere la provenienza della materia prima di un prodotto elaborato è praticamente impossibile perché semplicemente la legge non prevede quasi mai tale obbligo.

Il primo tassello a favore della tracciabilità è conoscere chi fabbrica ed elabora le materie prime, ed è tutt’altro che scontato identificarlo attraverso lo stabilimento di produzione. Stiamo raccogliendo infatti da qualche mese le firme per mantenere obbligatorio sull’etichetta dei prodotti l’indicazione dello stabilimento di produzione che consente ai consumatori di conoscere chi fabbrica e dove viene elaborato il prodotto, perché ironia della sorte e alla faccia della tracciabilità il regolamento europeo in vigore ad eccezione di carni e latticini su cui è previsto il codice sanitario (che è comunque un numero non testo…) dice che basta in etichetta solo l’indicazione del marchio che è il responsabile legale di ciò che si vende. Leggi qui di seguito e firma la petizione!

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Siete tra i tanti consumatori che anche grazie a Io leggo l’etichetta hanno scoperto l’utilità e la comodità di leggere sull’etichetta l’indicazione che identifica lo stabilimento di produzione per capire chi è il produttore indipendentemente dal marchio con cui un determinato prodotto è venduto? Sappiate che dal 2014 questa importante indicazione rischia di scomparire. Fino ad oggi in Italia grazie al D.lgs.109/1992 l’indicazione sull’etichetta dell’indirizzo della sede dello stabilimento di produzione è stata obbligatoria. Dal 2014 però a causa del regolamento europeo 1169/2011 l’indicazione rischia di scomparire non essendo considerata più obbligatoria! In Europea e sulle etichette dei prodotti venduti in Italia e provenienti dal resto dell’Europa avviene già (VEDI ESEMPIO) e infatti se leggete le etichette di prodotti fatti all’estero troverete delle diciture generiche come PRODOTTO IN GERMANIA, senza alcun cenno testuale allo stabilimento. Se l’informazione che identifica il produttore a partire dalla via dello stabilimento di produzione dovesse scomparire anche in Italia si verificherebbe un gravissimo passo indietro nella trasparenza verso i consumatori.

Impedisci che ciò accada firmando la petizione: “NESSUNO TOCCHI L’INDICAZIONE DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE SULL’ETICHETTA”

FIRMA PER CHIEDERE CHE IN ITALIA L’INDICAZIONE DELLA VIA DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE IN ETICHETTA VENGA MANTENUTA E CHE VENGA ESTESO L’OBBLIGO IN EUROPA AFFINCHE’ ANCHE SUI PRODOTTI CHE ARRIVANO IN ITALIA DALL’ESTERO SI POSSA CAPIRE CHIARAMENTE CHI E’ IL PRODUTTORE.

Il tuo indirizzo email NON verrà pubblicato, nel rispetto della Legge sulla Privacy.

NESSUNO TOCCHI L'INDICAZIONE DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE SULL'ETICHETTA - FIRMA LA PETIZIONE

FIRMA PER SAPERE CHI FA E DOVE VENGONO FATTI I PRODOTTI CHE CONSUMI!

Fino al 13 dicembre 2014 in Italia grazie al D.lgs.109/1992 l’indicazione sull’etichetta dell’indirizzo della sede dello stabilimento di produzione è stata obbligatoria. Dal 13 Dicembre 2014 però a causa del regolamento europeo 1169/2011 l’indicazione rischia di scomparire non essendo considerata più obbligatoria. In Europe e sulle etichette dei prodotti venduti in Italia e provenienti dal resto d’Europa avviene già e chiediamo che questo vuoto normativo venga sanato, estendendo tale obbligo anche in Europa, e continuando a prevederlo anche in Italia.
Il primo tassello a favore della tracciabilità è conoscere lo stabilimento di produzione dove vengono fabbricati i prodotti ed elaborate le materie prime. Il regolamento europeo entrato in vigore il 13 Dicembre 2014 ad eccezione di carni e latticini su cui è previsto il codice sanitario (che è comunque un numero che identifica lo stabilimento di produzione e non un testo immediatamente leggibile dal consumatore) stabilisce che basta in etichetta solo l’indicazione del marchio che identifica il responsabile legale di ciò che si vende. Troppo poco. Le due informazioni stabilimento di produzione e responsabile legale sono due informazioni entrambe necessarie e complementari, ma non sono equivalenti. Qual è la motivazione che ha portato il legislatore europeo a non ritenere fondamentale far conoscere al consumatore la fabbrica in cui è elaborato un prodotto finito?

Pensate che conoscere dall’etichetta il responsabile legale e il solo Paese in cui è fabbricato un prodotto è un’informazione sufficientemente trasparente per il consumatore per consentirgli di conoscere chi ha realmente fabbricato un prodotto? La risposta per noi è no. L’informazione obbligatoria testuale e non solo numerica come su carni e latticini che identifica lo stabilimento di produzione è fondamentale per tutelare il MADE IN ITALY che troppo spesso è vittima di truffe internazionali. Pensate che il danno arrecato a tutti noi e all'economia italiana dai falsi prodotti italiani nel mondo ammonta a 60 miliardi di euro l'anno. Una cifra enorme che potrebbe essere recuperata se fosse scritto sull'etichetta OBBLIGATORIAMENTE l'indirizzo della fabbrica che produce.

Eppure la necessità di avere sull’etichetta l’indicazione testuale PAESE, VIA E NUMERO CIVICO dello stabilimento di produzione non è solo un’esigenza percepita in Italia. Un consumatore inglese già qualche anno fa su un suo blog (1) scriveva “It’s a mystery to me why these licence numbers aren’t made more accessible to the public. Don’t we have a right to know who produced our food? “ “E’ un mistero per me capire perché questi numeri (del codice sanitario) non siano più accessibili al pubblico. Non abbiamo forse il diritto di conoscere chi produce il nostro cibo? ”
Allora perché togliere anche in Italia ciò che invece era un’informazione utile e non impegnarsi invece affinché venga estata anche in Europa?

Riteniamo che sia la trasparenza la leva su cui devono puntare le aziende e le istituzioni, perché chi arriverà a sposare questa visione del commercio e del rapporto con i consumatori sarà anche chi genererà profitti e rilancerà l’economia. La comunità di oltre 100.000 consumatori che seguono Ioleggoletichetta è nata grazie all’indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta che consente di conoscere il nome della ditta che produce un determinato prodotto. Tale partecipazione riteniamo sia un motivo più che valido per impegnarsi affinché venga data la giusta importanza a questa informazione necessaria per i consumatori, rendendola pertanto obbligatoria.

- Chiediamo al Governo Italiano di impegnarsi affinché l’obbligo di indicare in maniera testuale l’indicazione dello stabilimento di produzione rimanga.

- Chiediamo al Parlamento Europeo che l’obbligo nell’indicare lo stabilimento di produzione in etichetta venga esteso e integrato nel Reg. 1169/2011. Chiediamo che il bollo sanitario come identificativo numerico sia esteso non solo su carni e latticini ma anche su tutte le altre categorie di prodotto insieme all’informazione testuale caratterizzata da PAESE, CITTA’, VIA E NUMERO CIVICO che identifica lo stabilimento di produzione.

Io leggo l'etichetta ha lanciato questa raccolta firme per impedire che scompaia dalle etichette dei prodotti italiani l'indicazione dello stabilimento di produzione. E' necessario spronare il legislatore italiano affinché chieda a Bruxelles di mantenere questa informazione che tutela prima di tutto il consumatore. Abbiamo inoltre l'obiettivo ulteriore di estendere questa informazione a tutto il mercato Europeo sia sui prodotti alimentari che non alimentari perché ormai il mercato italiano è pieno di prodotti fabbricati all'estero dove troverete un generico e dispersivo FABBRICATO IN GERMANIA, FRANCIA, SPAGNA ecc...ma della via dello stabilimento in cui un prodotto è fabbricato non troverete traccia. Il marchio da solo non identifica lo stabilimento di produzione, che i consumatori invece vogliono giustamente conoscere. Per conoscere lo stabilimento di produzione è necessario mantenere in Italia l'obbligo legislativo di riportare la via che identifica lo stabilimento. Solo la via dello stabilimento può infatti identificare in maniera univoca il produttore indipendentemente dal marchio con cui è venduto un prodotto.

FIRMA PER CHIEDERE CHE IN ITALIA L'INDICAZIONE DELLA VIA DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE IN ETICHETTA VENGA MANTENUTA E CHE VENGA ESTESO L'OBBLIGO IN EUROPA AFFINCHE' ANCHE SUI PRODOTTI CHE ARRIVANO IN ITALIA DALL'ESTERO SI POSSA CAPIRE CHIARAMENTE CHI E' IL PRODUTTORE. Per ulteriori informazioni leggi l'articolo di approfondimento

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Informativa ex art. 13 D.Lgs 196/2003 e richiesta di consenso al trattamento dei dati
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I tuoi dati (nome, cognome, indirizzo email) saranno trattati per le finalità della petizione in corso e potranno essere comunicati a forze politiche e istituzioni, per gli scopi della petizione stessa.

Il responsabile dei dati è Io leggo l'etichetta nella persona fisica di Raffaele Brogna, presso il quale possono essere esercitati i diritti previsti dall’ art 7 del D. Lgs 196/2003 ed è disponibile l’elenco aggiornato dei responsabili dei singoli trattamenti. In ogni caso, sarà possibile in qualunque momento e del tutto gratuitamente chiedere l’aggiornamento, la correzione, l’integrazione dei dati e sarà possibile opporsi al loro utilizzo per le suddette finalità scrivendo all’indirizzo sopra indicato.

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I CONSUMATORI ALLERTATI: un consumatore che si firma Ari Albani ci scrive su Facebook: “Ho notato che sui cereali special K di kellogg’s (di solito compro quelli esselunga o carrefour che sono molto più buoni e costano meno!) non è indicato il luogo e lo stabilimento di produzione, ma solo la scritta “prodotto in UE”. Sapete dirmi perche in alcuni casi è possibile essere così vaghi?”

Non è il primo consumatore che ci segnala questo enorme vuoto normativo, e ci fa piacere che venga sempre più notato. Purtroppo è la legge Europea che consente di omettere lo stabilimento di produzione, quindi i prodotti che arrivano in Italia dall’estero riportano solo il paese in cui un prodotto è fabbricato…un po’ troppo generica come voce non trovate? Eppure all’estero l’informazione che identifica lo stabilimento di produzione già oggi non è considerata obbligatoria dal regolamento europeo…con grave disinformazione finale per il consumatore, come avevamo spiegato anche in questo articolo http://goo.gl/Vw7lC da cui emerge come anche consumatori italiani all’estero sono in seria difficoltà perché non possono sapere in quale stabilimento un prodotto è fabbricato.

IL BOLLO SANITARIO – Solo con le carni e i derivati del latte il consumatore ha a suo favore il dato numerico univoco del “bollo sanitario” che può consentire, ai più temerari consumatori, di risalire allo stabilimento di produzione seguendo questa procedura: andare sul sito del Ministero della Salute competente, cercare il file excel contenente l’elenco dei produttori di carne e latticini, scaricare il file, aprirlo e attraverso la ricerca del numero del bollo sanitario riportato in etichetta andare a cercare il nome del produttore e la via dello stabilimento di produzione. Come potete intuire non si tratta di un’informazione immediatamente trasparente come lo scrivere nero su bianco testualmente la via dello stabilimento. Si tratta si di un metodo sicuramente utile per la tracciabilità ma più per gli addetti ai lavori di etichettatura e controllo che per i consumatori che dovrebbero oltre al bollo sanitario poter trovare testualmente scritto su tutte le etichette, non solo di carni e latticini qual è lo stabilimento in cui i prodotto è stato fabbricato identificandolo attraverso la via, il numero civico, la città e lo stato in cui un prodotto è fabbricato. Questi limiti di trasparenza sul bollo sanitario e l’indicazione dello stabilimento di produzione non siamo stati i soli a rilevarli. Un consumatore inglese già qualche anno fa sul suo blog scriveva “It’s a mystery to me why these licence numbers aren’t made more accessible to the public. Don’t we have a right to know who produced our food? “ “E’ un mistero per me capire perché questi numeri non sono più accessibili al pubblico. Non abbiamo forse il diritto di conoscere chi produce il nostro cibo? ” (estratto dell’articolo: Prodotti all’estero? Conoscere lo stabilimento di produzione dall’etichetta e’ quasi impossibile. Colpa della normativa europea.)

L’INDICAZIONE DA DIFENDERE UTILE AL CONSUMATORE – Io leggo l’etichetta è un’iniziativa nata grazie all’indicazione, che molti di voi ormai hanno imparato a leggere, dello stabilimento di produzione, che insieme agli ingredienti e alle tabelle nutrizionali vanno a costituire 3 parametri oggettivi su cui basarsi per valutare e confrontare un prodotto a partire dall’etichetta.

In Italia al momento abbiamo quindi 3 PARAMETRI di valutazione per i nostri prodotti STABILIMENTO DI PRODUZIONE, INGREDIENTI e TABELLE NUTRIZIONALI rispetto ai soli 2 PARAMENTI di valutazione che possiamo ritrovare  sui prodotti che arrivano dall’estero INGREDIENTI e TABELLE NUTRIZIONALI. Scrivere sull’etichetta al posto della via che identifica lo stabilimento di produzione un generico PRODOTTO IN GERMANIA, piuttosto che PRODOTTO IN FRANCIA è un dato talmente ampio e dispersivo rispetto allo scrivere la via dello stabilimento che non è di fatto un parametro che consideriamo utile per sapere da chi è fabbricato un prodotto. Ed ecco allora che sorgono le domande:

– Conoscere dall’etichetta solo il Paese in cui è fabbricato un prodotto è un’informazione sufficientemente trasparente per il consumatore per consentirgli di conoscere chi ha realmente fabbricato un prodotto? La risposta per noi è no.

– E’ sufficientemente trasparente per il consumatore conoscere solo il marchio registrato del prodotto in alternativa a nome o ragione sociale del soggetto che si assume la responsabilità sulle informazioni fornite in etichetta e della qualità del prodotto senza conoscere lo stabilimento di produzione che non necessariamente fa capo a quel determinato marchio? La risposta per noi è no. Eppure  il regolamento europeo lo ritiene sufficientemente trasparente. Ma la marca può cambiare fornitori, materie prime e stabilimenti di produzione. Il consumatore non ha forse il diritto di conoscere chi produce per un marchio che non detiene stabilimenti propri?

Conoscere anche lo stabilimento di produzione e quindi il produttore che non necessariamente coincide con il marchio consentirebbe al consumatore italiano, tedesco, francese di capire se quel determinato stabilimento fa capo a produttori che reputa garanti di qualità così come avviene ancora oggi in Italia, dove il consumatore cercando su google la via di un determinato stabilimento conosce chi è il produttore di un determinato marchio. Per noi questa è trasparenza. Conoscere lo stabilimento di produzione è un’informazione di valore molto importante perché consente al consumatore di avere un dato certo da aggiungere ai parametri di valutazione prima dell’acquisto. Il pregiudizio verso una certa marca può così essere superato partendo dallo scoprire che un dato prodotto ad esempio è fabbricato da una ditta di cui vi fidate e che reputate garante di qualità.

LA PETIZIONE – Come anticipato l’informazione che identifica lo stabilimento di produzione che noi in Italia abbiamo ancora grazie ad una legge nostra del 1992 (D.lgs.109/1992) potrebbe scomparire, con grave danno per il consumatore, quando nel 2014 entrerà pienamente in vigore il regolamento europeo 1169/2011  che non prevede l’obbligo di riportare l’indicazione dello stabilimento di produzione. Ciò avverrà se il legislatore italiano non chiederà a Bruxelles di mantenere questa importante informazione utile al consumatore e alla sua tutela.

Se l’informazione che identifica di fatto il produttore a partire dalla via dello stabilimento di produzione dovesse scomparire si verificherebbe un gravissimo passo indietro nella trasparenza verso i consumatori! Guardate questo esempio che abbiamo preparato per voi per farvi capire la differenza di trasparenza informativa per il consumatore.

NON SOLO IN ITALIA – Vi dirò di più, non solo è fondamentale che l’indicazione dello stabilimento di produzione resti in Italia ma è fondamentale che questa norma venga estesa in tutta Europa sia sui prodotti alimentari che non alimentari perché ormai il mercato italiano è pieno di prodotti fabbricati all’estero dove troverete un generico e dispersivo FABBRICATO IN GERMANIA, FRANCIA, SPAGNA ecc…ma della via dello stabilimento in cui un prodotto è fabbricato non troverete traccia. Il marchio da solo non identifica lo stabilimento di produzione, che i consumatori invece vogliono giustamente conoscere. Per conoscere lo stabilimento di produzione  è necessario mantenere in Italia l’obbligo legislativo di riportare la via che identifica lo stabilimento. Solo la via dello stabilimento può infatti identificare in maniera univoca il produttore indipendentemente dal marchio con cui è venduto un prodotto.

Io leggo l’etichetta lancia un’importante raccolta firme per impedire che scompaia dalle etichette italiane l’indicazione dello stabilimento di produzione con l’obiettivo ulteriore di estendere questa informazione a tutto il mercato Europeo. Le firme verranno consegnate al Governo Italiano e a Bruxelles. FATEVI SENTIRE! FIRMATE QUI:

NESSUNO TOCCHI L'INDICAZIONE DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE SULL'ETICHETTA - FIRMA LA PETIZIONE

FIRMA PER SAPERE CHI FA E DOVE VENGONO FATTI I PRODOTTI CHE CONSUMI!

Fino al 13 dicembre 2014 in Italia grazie al D.lgs.109/1992 l’indicazione sull’etichetta dell’indirizzo della sede dello stabilimento di produzione è stata obbligatoria. Dal 13 Dicembre 2014 però a causa del regolamento europeo 1169/2011 l’indicazione rischia di scomparire non essendo considerata più obbligatoria. In Europe e sulle etichette dei prodotti venduti in Italia e provenienti dal resto d’Europa avviene già e chiediamo che questo vuoto normativo venga sanato, estendendo tale obbligo anche in Europa, e continuando a prevederlo anche in Italia.
Il primo tassello a favore della tracciabilità è conoscere lo stabilimento di produzione dove vengono fabbricati i prodotti ed elaborate le materie prime. Il regolamento europeo entrato in vigore il 13 Dicembre 2014 ad eccezione di carni e latticini su cui è previsto il codice sanitario (che è comunque un numero che identifica lo stabilimento di produzione e non un testo immediatamente leggibile dal consumatore) stabilisce che basta in etichetta solo l’indicazione del marchio che identifica il responsabile legale di ciò che si vende. Troppo poco. Le due informazioni stabilimento di produzione e responsabile legale sono due informazioni entrambe necessarie e complementari, ma non sono equivalenti. Qual è la motivazione che ha portato il legislatore europeo a non ritenere fondamentale far conoscere al consumatore la fabbrica in cui è elaborato un prodotto finito?

Pensate che conoscere dall’etichetta il responsabile legale e il solo Paese in cui è fabbricato un prodotto è un’informazione sufficientemente trasparente per il consumatore per consentirgli di conoscere chi ha realmente fabbricato un prodotto? La risposta per noi è no. L’informazione obbligatoria testuale e non solo numerica come su carni e latticini che identifica lo stabilimento di produzione è fondamentale per tutelare il MADE IN ITALY che troppo spesso è vittima di truffe internazionali. Pensate che il danno arrecato a tutti noi e all'economia italiana dai falsi prodotti italiani nel mondo ammonta a 60 miliardi di euro l'anno. Una cifra enorme che potrebbe essere recuperata se fosse scritto sull'etichetta OBBLIGATORIAMENTE l'indirizzo della fabbrica che produce.

Eppure la necessità di avere sull’etichetta l’indicazione testuale PAESE, VIA E NUMERO CIVICO dello stabilimento di produzione non è solo un’esigenza percepita in Italia. Un consumatore inglese già qualche anno fa su un suo blog (1) scriveva “It’s a mystery to me why these licence numbers aren’t made more accessible to the public. Don’t we have a right to know who produced our food? “ “E’ un mistero per me capire perché questi numeri (del codice sanitario) non siano più accessibili al pubblico. Non abbiamo forse il diritto di conoscere chi produce il nostro cibo? ”
Allora perché togliere anche in Italia ciò che invece era un’informazione utile e non impegnarsi invece affinché venga estata anche in Europa?

Riteniamo che sia la trasparenza la leva su cui devono puntare le aziende e le istituzioni, perché chi arriverà a sposare questa visione del commercio e del rapporto con i consumatori sarà anche chi genererà profitti e rilancerà l’economia. La comunità di oltre 100.000 consumatori che seguono Ioleggoletichetta è nata grazie all’indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta che consente di conoscere il nome della ditta che produce un determinato prodotto. Tale partecipazione riteniamo sia un motivo più che valido per impegnarsi affinché venga data la giusta importanza a questa informazione necessaria per i consumatori, rendendola pertanto obbligatoria.

- Chiediamo al Governo Italiano di impegnarsi affinché l’obbligo di indicare in maniera testuale l’indicazione dello stabilimento di produzione rimanga.

- Chiediamo al Parlamento Europeo che l’obbligo nell’indicare lo stabilimento di produzione in etichetta venga esteso e integrato nel Reg. 1169/2011. Chiediamo che il bollo sanitario come identificativo numerico sia esteso non solo su carni e latticini ma anche su tutte le altre categorie di prodotto insieme all’informazione testuale caratterizzata da PAESE, CITTA’, VIA E NUMERO CIVICO che identifica lo stabilimento di produzione.

Io leggo l'etichetta ha lanciato questa raccolta firme per impedire che scompaia dalle etichette dei prodotti italiani l'indicazione dello stabilimento di produzione. E' necessario spronare il legislatore italiano affinché chieda a Bruxelles di mantenere questa informazione che tutela prima di tutto il consumatore. Abbiamo inoltre l'obiettivo ulteriore di estendere questa informazione a tutto il mercato Europeo sia sui prodotti alimentari che non alimentari perché ormai il mercato italiano è pieno di prodotti fabbricati all'estero dove troverete un generico e dispersivo FABBRICATO IN GERMANIA, FRANCIA, SPAGNA ecc...ma della via dello stabilimento in cui un prodotto è fabbricato non troverete traccia. Il marchio da solo non identifica lo stabilimento di produzione, che i consumatori invece vogliono giustamente conoscere. Per conoscere lo stabilimento di produzione è necessario mantenere in Italia l'obbligo legislativo di riportare la via che identifica lo stabilimento. Solo la via dello stabilimento può infatti identificare in maniera univoca il produttore indipendentemente dal marchio con cui è venduto un prodotto.

FIRMA PER CHIEDERE CHE IN ITALIA L'INDICAZIONE DELLA VIA DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE IN ETICHETTA VENGA MANTENUTA E CHE VENGA ESTESO L'OBBLIGO IN EUROPA AFFINCHE' ANCHE SUI PRODOTTI CHE ARRIVANO IN ITALIA DALL'ESTERO SI POSSA CAPIRE CHIARAMENTE CHI E' IL PRODUTTORE. Per ulteriori informazioni leggi l'articolo di approfondimento

CHI HA FIRMATO
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  • Stefania Cavallo

    Buongiorno, sto leggendo il regolamento ma probabilmente non trovo il paragrafo giusto, io per il momento ho trovato l’esatto opposto:

    CAPO IV
    INFORMAZIONI OBBLIGATORIE SUGLI ALIMENTI
    SEZIONE 1
    Contenuto e presentazione
    Articolo 9
    Elenco delle indicazioni obbligatorie
    ….
    h) il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare di cui all’articolo 8, paragrafo 1;

    Potreste aiutarmi a trovare l’articolo incriminato per favore?

    Trovate il regolamento a questo indirizzo:
    http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:304:0018:0063:IT:PDF

    Cordiali saluti,

    Stefania Cavallo

  • Galli Valentina

    Ad oggi la norma ancora vigente in Italia è il D.Lgs. 109/92 che dà applicazione alle direttive europee, solo da dicembre 2004 diverrà applicabile il Reg. UE 1169/2011. L’ indicazione della sede dello stabilimento di fabbricazione o di confezionamento è requisito richiesto solo dalla norma italiana (art. 11 del D.Lgs. 109/92) e solo per i prodotti che vengano prodotti in Italia e commercializzati sul territorio nazionale, proprio perchè l’ Unione Europea non ha voluto inserire tale informazione tra quelle richieste per evitare effetti distorsivi sulla concorrenza (uno dei principi basilari per il mercato comune europeo). Ad oggi il legislatore ha potuto mantenere tale requisito ulteriore, ma con il nuovo Regolamento gli Stati membri non potranno farlo salva apposita Autorizzazione rilasciata dall’ UE. Quindi l’ Italia potrebbe avanzare tale richiesta, ma siamo sicuri che:

    1) sia informazione utile al consumatore;

    2) sia opportuno gravare sempre i produttori italiani di adempimenti ulteriori rispetto a quelli richiesti per gli altri Paesi UE ponendoli in una condizione meno vantaggiosa?

    L’ informazione importante per il consumatore non è tanto a mio avviso il luogo di fabbricazione o confezionamento (se non per questioni di responsabilità sociale d’ impresa), quanto il luogo di origine delle materie prime già richiesto per diverse tipologie di prodotto.

  • Marta Sensini

    Ciao, apprezzo moltissimo l’iniziativa e ho firmato! Valetina io la reputo un’informazione fondamentale quella relativa allo stabilimento. E’ il primo fondamentale tassello per la tracciabilità sapere se dove un prodotto è elaborato e confezionato. Che me ne faccio solo del marchio che si assume la responsabilità di ciò che vende? Io gradirei sapere se chi confeziona e produce il prodotto è una fabbrica sotto casa mia o meno. E’ un modo come dici tu da un lato per stimolare la responsabilità di impresa ma anche per sapere chi fa cosa! Non conoscevo questi aspetti “limitativi” della legge europea e penso che debba essere sanato questo vuoto normativo a partire dal mantenimento delle nostre disposizioni che risalgono al 92 e che vanno mantenute. Poi viene la tracciabilità degli ingredienti ma prima di tutto voglio sapere dov’è fatto un prodotto. IL MADE IN ITALY non mi basta, voglio sapere la fabbrica dove è fabbricato il prodotto che acquisto. Pieno sostegno quindi all’iniziativa di Ioleggoletichetta!

  • Barbara Balducci

    Dico..Alcuni anni fa lavoravo presso un’azienda produttrice di pet food..credetemi,ci sono più controlli su questi alimenti che non su quelli destinati al consumo nostro!!anche a livello d’igiene

  • Lupu Alexandru

    la traciabilita di un prodotto e importante non solo per la sua provenienza ma ance per il fatto che se per caso il prodotto causa dei malori o non e conservato a dovere si possa far notare al produttore l’incomveniente

  • Monica

    Penso sia un nostro diritto sapere cosa mangiamo chi produce cosa e dove viene prodotto, con quali alimenti e lo voglio vedere scritto in chiaro senza codici o numeri.
    Basta con i falsi prodotti italiani ! quali porcherie mangiamo?
    E l’ etichetta sulle carni? il codice di stalla ? allevamento di provenienza?

  • Sganaro

    Credo che il comma h dell’articolo 9 si riferisca al nome, ragione sociale e indirizzo della ditta che commercializza il prodotto (come si evince dall’articolo 8 comma 1), altra cosa è lo stabilimento di produzione. Un prodotto può essere commercializzato da una ditta, poniamo il caso italiana, ma essere prodotto e confezionato in uno stabilimento all’estero.
    Per chi si chiedeva quale utilità abbia per l’utente finale sapere il luogo di produzione (Valentina Galli) propongo una motivazione. Se è vero che, e credo sia questa la ratio dell’esclusione dell’obbligatorietà, stante la medesima normativa europea ogni stabilimento è tenuto a garantire gli stessi standard igienico sanitari, nulla dovrebbe impedire al consumatore di poter autonomamente scegliere un prodotto anche in base al luogo di provenienza. Se un consumatore, per sue ragioni personali, vuole privilegiare un prodotto a km zero deve (e qui sta la ricercata standardizzazione del mercato che tentano di imporci) essere in grado di farlo.

  • Antonello

    http://images.newsmercati.com/…/Reg_UE_etichettatura.pdf

    Capo IV, sezione 1, articolo 1, elencato “i”

    Dice tutt’altro, cioè che diventerà obbligatoria dal 2014.

    CAZZO LEGGETEVELE LE LEGGI! SMPRE LI A CONDIVIDERE MINCHIATE SU MINCHIATE. PER QUESTO SIAMO UN POPOLO DI FALLITI

  • Antonello

    http://images.newsmercati.com/…/Reg_UE_etichettatura.pdf

    Capo IV, sezione 1, articolo 1, elencato “i”

    Dice tutt’altro, cioè che diventerà obbligatoria dal 2014.

  • Meduuu

    E spaventoso ! Io vivo a Napoli e mi rendo conto dello squallore ! E spero x il futuro dei bambini che le cose migliorino al più presto! E vengano riconosciuti i nostri dirittiiiii di conoscere la provenienza di prodotti alimentari . I napoletani sono ormai un popolo perso ma il futuro dei nostri figli quello è importante e si deve salvare

  • roberto

    Non basta sapere chi è il produttore,ma sapere da chi e dove si riforniscono per la materia prima.Ad esempio..lo scandalo della TERRA DEI FUOCHI.. chi sta acquistando e dove stanno andando da anni i prodotti tossici?

  • Antonello leggi bene!!!!

    Al Capo IV, sezione 1, articolo 1, si parla dell’obbligo del riportare il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare di cui all’articolo 8, paragrafo 1, non quindi l’obbligo di riportare l’indirizzo dello stabilimento di produzione e infatti se prosegui a leggere e passi all’articolo 8 paragrafo 1 capisci che non c’entra nulla quello che dici tu.

    L’operatore del settore alimentare responsabile delle informazioni sugli alimenti è l’operatore con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto o, se tale opera­tore non è stabilito nell’Unione, l’importatore nel mercato del­ l’Unione.

    Quindi ci si riferisce al nome, ragione sociale e indirizzo della ditta che commercializza il prodotto non allo stabilimento di produzione che invece è veramente utile al consumatore per conoscere chi è il produttore. (es. Lidl come supermercato…basta scrivere prodotto per LIDL e non specificare chi fa il prodotto e dove viene fatto, o grandi marchi come Unliver basta scrivere l’indirizzo della sede legale e non indicare lo stabilimento entro cui vengono fatti i prodotti).

  • Ciao Stefania è come dice Sganaro. Al Capo IV, sezione 1, articolo 1, si parla dell’obbligo del riportare il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare di cui all’articolo 8, paragrafo 1, non quindi l’obbligo di riportare l’indirizzo dello stabilimento di produzione e infatti se prosegui a leggere e passi all’articolo 8 paragrafo 1 si specifica che

    L’operatore del settore alimentare responsabile delle informazioni sugli alimenti è l’operatore con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto o, se tale opera­tore non è stabilito nell’Unione, l’importatore nel mercato del­ l’Unione.

    Quindi ci si riferisce al nome, ragione sociale e indirizzo della ditta che commercializza il prodotto non allo stabilimento di produzione che invece è veramente utile al consumatore per conoscere chi è il produttore. (es. Lidl come supermercato…basta scrivere prodotto per LIDL e non specificare chi fa il prodotto e dove viene fatto, o grandi marchi come Unliver basta scrivere l’indirizzo della sede legale e non indicare lo stabilimento entro cui vengono fatti i prodotti).

  • lore

    per fortuna abbiamo te, esperto conoscitore e decifratore di leggi così complicate per noi comuni mortali.
    siamo un popolo di falliti perchè gente come che, che sicuramente non ha mai neanche letto un libro di diritto in vita sua, spara sentenze e generalizzazioni a vanvera

  • Christian

    Servirebbe una tracciatura trasparente e informatizzata, in modo che sia possibile risalire alla filiera completa. Servirebbe inoltre un controllo a campione basato su metodi moderni come il food fingerprinting. Ovviamente abbiamo bisogno come premessa di uno stato che curi il bene comune 🙂

  • Christian

    Non riesco a firmare la petizione… completo i campi, ma quando clicco sul tasto arancione non succede nulla…

  • Alessandro Docali

    Concordo con Roberto. Dopo quel servizio contattai Ecor perché la loro passata di pomodoro risultava prodotta proprio in una zona inquinata. Mi assicurarono che i pomodori provenivano da un’altra regione (Puglia) ma la cosa mi preoccupò ancora di più: la produzione può essere intesa come semplice “trasformazione” del prodotto e non la zona dove viene coltivata? Non è lo stesso problema del prosciutto di Parma?

  • andrea

    Non ha molto senso sapere il produttore….l importante sarebbe sapere la provenienza delle materie prime…

  • marcello

    non posso fare un’attività all’aperto con panini e prodotti del luogo alla brace e poi subbiamo gli imbrogli che passano sotto gli occhi di tutti.e viva l’italia

  • Enzo De Rosa

    Siamo ad un bivio: la crescente offerta di cibo a basso costo dai paesi emergenti sta facendo venire l’acquolina in bocca a tutti i commercianti disonesti e alle grandi catene di distribuzione quotate in borsa. E a questo punto l’unica risposta possibile è la scelte di essere umanamente responsabili della salute altrui, del rispetto delle norme etiche e civili. Ma ciò è in contrasto con le norme sui profitti ad ogni costo delle lobby. Proprio in questi giorni c’è una forte protesta negli USA per la commercializzazione di gamberi importati dalla Thailandia e “cresciuti” in allevamenti intensivi con alimentazioni tossiche e manodopera con paghe da schiavi. E naturalmente il prezzo alla vendita è molto basso, così come anche il sapore! In Cina, sta avendo grande sviluppo l’allevamento integrato polli/salmoni. Tutta la merda dei polli e galline cade direttamente in grandi vasche dove ci sono i salmoni…. Il costo? Basso! In Canada, le etichette normalmente hanno solo la dicitura ” prodotto per ” seguito dal nome della catena di distribuzione. E quindi negli scaffali trovi, per esempio, migliaia di bottiglie di olio italiano …. e pensi… “ma quanto olio produce l’Italia”? E poi leggi “prodotto per ……..” Niente accenno a qualsiasi dettaglio di origine. C’è qualcosa che nelle fasce alte del controllo delle masse si sta distorcendo…. prima davano da mangiare agli schiavi merda. Ora illudono gli stessi schiavi a lavorare per avere la felicità di comprare…. la stessa merda.