Il no allo spreco diventa legge anche in Italia

Finalmente anche l’Italia ha la sua legge antispreco. Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 30 Agosto del 2016 la Legge entrerà in vigore il 14 Settembre 2016. Sei mesi fa, anche la Francia aveva votato e approvato una legge antispreco in cui si prevedono la reclusione fino ad anni due e multe fino a 75.000 Euro a seconda della superficie di vendita dell’esercente. Contrariamente ai francesi, il nostro Paese non sanziona chi non rispetta la norma, ma incentiva ad applicare la legge: consente la raccolta dei prodotti agricoli che rimangono in campo e la loro cessione a titolo gratuito. Il pane ad esempio può essere donato nell’arco di 24 ore dalla produzione. La legge permette inoltre ai clienti di ristoranti e locali di portare a casa gli avanzi del pranzo o della cena. Sono previsti benefici fiscali per chi cede a titolo gratuito prodotti alimentari ad indigenti. Infatti per incentivare chi dona agli indigenti i Comuni possono applicare una riduzione della TARI proporzionata alla quantità, debitamente certificata, dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita ed oggetto della donazione.

Soggetti donatori potranno essere non solo le onlus, ma anche gli enti pubblici. Si potranno donare anche cibi e farmaci con etichette sbagliate, purché gli errori non riguardino la data di scadenza del prodotto o l’indicazione di sostanze che provocano allergie e intolleranze. Per le donazioni gratuite di cibo, farmaci o altri prodotti non viene richiesta la forma scritta. Coinvolte nella legge anti-spreco pure le mense scolastiche, aziendali e ospedaliere. Il ministero delle Politiche agricole si impegna, infine, a sponsorizzare le produzioni a chilometro zero.

Le cessioni gratuite di eccedenze alimentari da parte degli operatori del settore alimentare devono essere destinate in via prioritaria al consumo degli indigenti, mentre le eccedenze non più idonee al consumo possono essere cedute per il sostegno vitale di animali e per altre destinazioni, come il compostaggio. La cessione riguarda anche la panificazione, i cui prodotti finiti possono essere donati a soggetti che poi li distribuiscono agli indigenti entro le ventiquattro ore successive alla produzione.

Si tratta di un intervento legislativo quindi finalizzato a favorire la solidarietà sociale attraverso il recupero e la donazione di beni alimentari, farmaceutici ed altri prodotti in favore di soggetti che operano senza scopo di lucro.

La legge definisce come  (i) “spreco alimentare” l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare ancora consumabili, pertanto destinabili al consumo e che sarebbero destinati a essere smaltiti come rifiuti e per  (ii) “eccedenze alimentari” i prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause (motivi commerciali/estetici, prodotti aventi scadenza ravvicinata, etc).

Al fine di ridurre lo spreco alimentare, la legge distingue il termine minimo di conservazione (consumare preferibilmente entro..), inteso come la data fino alla quale un prodotto conserva le sue proprietà specifiche, dalla data di scadenza (consumare entro) oltre la quale gli alimenti sono considerati a rischio.

La cessione gratuita di eccedenze alimentari viene consentita anche oltre il temine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio ed idonee condizioni di conservazione. Deve essere infatti assicurato sia da coloro che donano il prodotto, sia dalle organizzazioni che lo distribuiscono, per quanto di rispettiva competenza – un corretto stato di conservazione, trasporto, deposito ed utilizzo. A tal proposito avevamo spiegato quale era la differenza tra la dicitura in etichetta CONSUMARE ENTRO e CONSUMARE PREFERIBILMENTE ENTRO.

 

 

Il No allo spreco diventa legge

  • 1cr

    il problema non è il buonsenso del non buttare o non sprecare eccetera. il problema è la legge, l’appartenenza a una società nata sbagliata con presupposti sbagliati paternalistici e patetici che ammassa e ammucchia cose sbagliate tra cui la sua giurisprudenza.
    Economia di mercato per i guadagni di alcuni privati ed economia statale anzi statalista sovietica alla napolitano per le perdite, i debiti o le petulanze giuridico amministrative di tutti gli altri.
    Ad esempio, entro questa nuova moda bucolica… potrebbe essere assimilabile a spreco del prodotto alimentare agricolo il terreno agricolo stesso lasciato incolto o boschivo, o… perchè no? Perchè sulla base dello stesso principio lo stato non obbliga a coltivare i terreni, oppure, perchè non coltiva esso stesso i cordoli stradali e i terreni pubblici facendo beneficiare dei frutti la collettività intera o sopperendo da se stesso il fabbisogno dell’esercito e delle mense pubbliche? Perchè non abolisce i confini tra i campi privati in modo da efficientare le produzioni agricole fin l’ultimo centimetro di terra?
    Perchè lo stato, a questo punto, non è il primo a trasformare i boschi e i giardini pubblici in frutteti e orti e pollai con le galline che razzolano libere, piante da frutta e ortaggi dove oggi sono giardinetti decorativi, sulle rotonde e sui cordoli stradali urbani, e boschi di piante spontanee non fruttifere… quei frutti, quegli ortaggi, quelle uova, potrebbero sfamare chissà quanti cittadini economicamente indigenti e risollevarne i bilanci familiari degli altri meno poveri a costo pressoché nullo, basterebbe che le famiglie avessero l’hobby di raccogliere e portare a casa ciò che è maturato di stagione in stagione.
    Invece gli agricoltori chiudono le stalle da latte e vogliono prezzi più alti altrimenti lo distruggono il latte, con le altre derrate come aranci eccetera. tutto questo discorso fatto per assurdo per arrivare al punto.
    il cibo, basicamente è merce, le merci sono scarse per natura e non hanno nulla a che spartire con lo spreco o con l’etica.
    L’agricoltore cosa può vendere e a che prezzo se c’è chi regala???
    lo stesso motivo di difficoltà degli agricoltori africani nei paesi a cui vanno aiuti umanitari alimentari.
    Il ministero delle politiche agricole e forestali dovrebbe risolvere il problema più importante dell’acqua bene comune su cui nessuno deve speculare e invece su di cui ad oggi paghiamo i consigli di amministrazione composti da molti speculatori e politici trombati di non si sa bene quante multiutility da zona a zona che agiscono contro tutto il popolo prendendo il pizzo in barba al referendum.

  • johnnycifani

    un link al testo della legge ?