Io leggo l’etichetta diventa sempre più Wiki dando modo ai consumatori di intervenire direttamente nella creazione dell’enciclopedia dei prodotti per risparmiare oltre 1400 € l’anno. Si dall’inizio della nostra avventura abbiamo voluto aiutiare i consumatori a conoscere ciò che acquistano grazie alle informazioni riportate sull’etichetta dei prodotti. Prodotti di marca o prodotti a marchio della Grande Distribuzione? Quale scelgo? Che differenze ci sono? Meglio uno o meglio l’altro? Prima di poter decidere bisogna provare a leggere le etichette dei prodotti, partendo dal leggere lo stabilimento di produzione, gli ingredienti e le tabelle nutrizionali poi il prezzo al kg e il prezzo del singolo prodotto. Si può così scoprire che molti prodotti della Grande Distribuzione sono fabbricati da noti marchi e che a volte possono avere

Una consumatrice ci scrive: “L’altra sera ad una sagra mia figlia voleva lo zucchero filato e mi hanno chiesto 6 euro e il venditore non rilasciava neanche gli scontrini dicendo che non era tenuto a farlo! Ma vi sembra normale? Dico io è zucchero…come puoi farlo pagare 6 euro sfruttando il desiderio dei bambini? Alla fine non ho ceduto ma mia figlia ha pianto per mezz’ora!” Sul prezzo eccessivo assolutamente non si discute. Ricordiamo ai consumatori però che se da un lato i venditori ambulanti DEVONO essere provvisti di licenza per la vendita al pubblico, dall’altro lato non hanno l’obbligo di emettere lo scontrino in base ad una legge che concede l’esenzione a chi vende i cosiddetti prodotti poveri. Si tratta del decreto misteriale del

SEI UN ITALIANO CHE VIVI ALL’ESTERO? RACCONTACI LA TUA ESPERIENZA. Un consumatore con il nickname “Su Pippu” ci scrive su Facebook: “Che tristezza, io vivo in Inghilterra e qui l’unica cosa che c’è scritta sui prodotti di presunta origine italiana è “Prodotto in Italia”. Propongo il gruppo “Io VORREI leggere l’etichetta (ma non posso)” per tutti gli espatriati come me. “ Ha perfettamente ragione Su Pippu, la normativa europea non obbliga a scrivere l’indirizzo dello stabilimento di produzione e questo significa che gli stessi produttori italiani che esportano all’estero non indicano in quale stabilimento producono perché non sono obbligati a farlo. E lo stesso possiamo riscontrare sui prodotti che acquistiamo in Italia provenienti dall’estero: pensate ai prodotti in Germania venduti alla Lidl. Provate a cercare

Il bar in questione è proprio in cima a via della Vite dietro Piazza di Spagna. Servizio in piedi o seduti non fa differenza, i prezzi sono quelli esposti nel listino prezzi. Alla fine la somma è da capogiro e il conto è salato per quattro inglesi che si sono visti consegnare uno scontrino di 64 € raccontando l’accaduto a Corriere.it. Una storia che fa ancora più scalpore visto i tempi di crisi e da cui emerge l’importanza per il consumatore di leggere sempre i prezzi esposti prima di acquistare qualsiasi prodotto. I turisti sono così colpiti dalla cifra spesa che ne parlano con chiunque si avvicini loro, mostrano lo scontrino, spiegano e raccontano: «Non ci siamo seduti al tavolino, non eravamo ai piedi della scalinata

IL FATTO – In India la Food and Drug Administration di Maharashtra ha ritirato la licenza alla multinazionale Johnson & Johnson per la produzione all’interno dello stabilimento di Mulund dei prodotti cosmetici. La decisione è stata presa dall’autorità indiana dopo la scoperta risalente al 2007 di 15 lotti (160.000 prodotti per la vendita al dettaglio) di talco per bambini trattati con ossido di etilene. “L’ossido di etilene può essere utilizzato per la sterilizzazione, ma la società non si è preoccupata di effettuare i test dopo il processo di sterilizzazione per verificare la quantità residua nel prodotto”, ha detto il commissario della FDA KB Shende. L’ossido di etilene ad alte dosi favorisce l’insorgenza del cancro ed è fortemente irritante. L’ordine entrerà in vigore a partire dal
