Le Iene sul caso Terra dei fuochi e verdure contaminate: “Per fare nomi bisogna essere certi, altrimenti è diffamazione”

Non si abbassa l’attenzione dei consumatori dopo il servizio delle Iene della settimana scorsa che ha messo in luce l’interramento di rifiuti tossici da parte della camorra in terreni nell’area intorno alla Terra dei Fuochi tra Napoli e Caserta, terreni comunque adibiti all’agricoltura e da cui, come sembra capire dal servizio, si approvvigionano aziende che utilizzano quegli ortaggi per minestroni e conserve che finiscono sulle tavole dei consumatori. E sono proprio i commenti dei consumatori sui social network che continuano ad essere tantissimi in cerca di verità, così come  le mail che ci scrivono per sapere se ci sono sviluppi sui nomi delle aziende coinvolte. Intanto è di due giorni fa la risposta da parte della redazione del programma televisivo che spiega il perché non siano stati fatti i nomi delle aziende.

 “Ci preme far chiarezza sulle vostre richieste inerenti al servizio della “terra dei fuochi”. In particolare nella nostra ultima puntata del 1° ottobre abbiamo documentato che le verdure coltivate a ridosso di una discarica di rifiuti tossici sono state distribuite sul mercato, e quando abbiamo provato a comprare queste verdure ci è stato detto che erano già destinate ad altre aziende. Oggi molti di voi ci chiedono di fare il nome di queste aziende per paura di ritrovarsi quei prodotti nel piatto. Pur non dubitando delle parole dei contadini, non abbiamo le prove oggettive che quel pomodoro o quella melanzana siano partiti da quel campo e che siano finiti in quel minestrone surgelato o in quel barattolo di passata. Per cui, facendo i nomi che voi giustamente volete, faremmo un reato di diffamazione: nessuno può accusare nessun altro se non ha le prove certe di quel che dice e noi di prove abbiamo solo il racconto di due contadini, che ci hanno detto di avere venduto il prodotto dei loro campi a grandi industrie. Per potervi dire quei nomi avremmo dovuto seguire quel pomodoro, preso dal quel campo, fino alla passata, e questo per noi e per gli strumenti che abbiamo è una cosa impossibile. Ovviamente continueremo ad aggiornarvi su questo argomento, sul quale stiamo preparando un ulteriore approfondimento per la prossima puntata.”

In pratica la redazione de Le Iene ha fatto capire di aver preferito mandare in onda il servizio censurando i nomi  delle aziende citate dai contadini per evitare in assenza di ulteriori prove l’accusa di diffamazione. A torto o a ragione, il servizio metteva già nero su bianco il fatto che su quei terreni vi fossero delle colture di pomodori e di verdure, commercializzate poi a chi e in quale forma non è ancora dato saperlo. Avrebbero potuto non mandare in onda il pezzo del servizio finale che ha generato di fatto il panico dei consumatori che hanno visto di colpo la propria vita in pericolo. Non più quindi un problema di salute circoscritto solo agli abitanti della Terra dei Fuochi ma esteso a tutta l’Italia. Ed è però proprio per questo motivo che evidentemente la redazione ha scelto di mandare in onda la parte finale pur censurando i nomi delle aziende. Pensate che l’indignazione degli italiani sarebbe stata così accesa e forte se il servizio avesse raccontato solo il dramma che vivono quotidianamente i cittadini della Campania che si ammalano di tumore per colpa della Camorra?  Forse no. L’attenzione e l’indignazione è esplosa e si è alzata perché tutti i consumatori italiani e non si sono visti violentati nella vita quotidiana da parte del crimine organizzato. Un obiettivo quindi quello del generare indignazione e rabbia sicuramente raggiunto da Nadia Toffa e dal programma Le Iene.

 Iene_puntata_camorra_terra_dei_fuochi

Ora però bisogna in qualche modo far capire e far vedere realmente ai consumatori che si sta facendo qualcosa. Come abbiamo già detto confidiamo che anche la magistratura, a seguito degli eventi, stia portando avanti un’inchiesta che faccia luce su questo fenomeno criminale. Per quanto concerne invece i consumatori italiani, nell’attesa di sapere qualcosa in più e piuttosto che aprire il congelatore e buttare minestroni e conserve di pomodoro (così come alcuni ci hanno scritto che stanno facendo) vi chiediamo di contribuire firmando questa petizione per fare in modo che le leggi sulla tracciabilità migliorino e cambino. Abbiamo spiegato in questo articolo cosa è essenziale fare per evitare che episodi come questo raccontati da Le Iene non si ripetano. E’ essenziale se volete conoscere con quale pomodoro è fatto un minestrone fare in modo che la legge obblighi il produttore ad indicare in etichetta l’origine delle materie prime. L’unica soluzione per rispettare veramente la salute del consumatore è quindi la trasparenza delle informazioni scritte sull’etichetta dei prodotti. Diciamo basta quindi ad etichette generiche!!! LEGGI e DIFFONDI l’appello.

Esempio di etichette italiane e europee senza indicazione delo stabilimento